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Allattamento al Seno: 10 consigli utili e miti da sfatare

Allattamento al Seno: 10 consigli utili e miti da sfatare

Difese immunitarie, vitamine, oligoelementi e moltissimo amore: il latte materno ha tutto ciò di cui il tuo bambino ha bisogno per un sano sviluppo nei primi mesi di vita.

Ostetriche, consulenti per l'allattamento e medici sono tutti d'accordo: l'allattamento al seno è la scelta migliore per il tuo bambino.

Ma diciamoci la verità, allattare al seno non è affatto semplice. Dimenticate quelle scene fatate dei film romantici. L’allattamento al seno è un impegno vero e proprio che occupa una mamma 24 ore al giorno e 7 giorni su 7.

Il 90% delle donne in gravidanza alla domanda se intende allattare al seno il proprio bambino risponde affermativamente, ma non sempre in seguito tale desiderio trova la sua realizzazione.

Ragadi, mastiti, bimbi che crescono poco... quando si incontrano ostacoli iniziali nutrire al seno tramite allattamento può diventare davvero difficile. 

Ma è stato dimostrato, che più una madre conosce tale processo ed è preparata, più avrà successo nell'allattamento al seno del suo bambino.

Ovviamente, potresti anche avere le tue personali ragioni per non allattare al seno. L'unica cosa importante è che tu sia coerente con le tue decisioni, senza lasciarti influenzare dagli altri. Sentendoti così sicura e a tuo agio, qualsiasi scelta tu faccia.

E allora vediamo insieme quali accorgimenti possono aiutare la mamma a prevenire o risolvere eventuali difficoltà per allattare a lungo e felicemente.

1. "Chissà se avrò latte o se avrò latte sufficiente per il mio bambino"

Questa domanda è un "classico". A volte è la futura mamma stessa che se lo chiede a causa di pseudo-esperienze di parenti o conoscenti; a volte a esprimersi in questo modo sono proprio chi ci sta vicino: parenti, amici, conoscenti.

Come se avere latte fosse una fortunata casualità e non la norma biologica.

Non appena il tuo bambino viene allattato dopo il parto, le tue ghiandole mammarie iniziano a lavorare: un ormone stimola la produzione di latte materno, mentre un altro ne assicura il rilascio. Non c'è bisogno di preoccuparsi della quantità o della temperatura del latte.

I bambini sanno quando hanno bisogno di latte, e in quale quantità per crescere grandi e forti. E le ghiandole mammarie nel tuo seno reagiscono immediatamente.

Quanto più forte e più spesso il tuo bambino succhia, più latte viene prodotto dalle ghiandole mammarie. Se ti sembra che, nonostante ciò, il tuo bambino continui ad essere affamato, allora chiedi consiglio alla tua ostetrica o al pediatra.

Per partire con il piede e con lo spirito giusto, non parlate delle vostre potenzialità di allattare in modo incerto e dubbioso.

Togliete quel "chissà" e fidatevi del vostro corpo che ha tutte le carte in regola per nutrire al meglio il bimbo che nascerà, come già sta facendo dall'inizio della gravidanza.

2. Informati prima della nascita

Come abbiamo già detto, allattare al seno non è facile per tutte le donne. Nonostante sia una pratica spontanea e naturale può essere difficile, soprattutto per le neomamme al primo figlio.

Veniamo da una generazione che per 30 o 40 anni ha allattato artificialmente e, pertanto, spesso anche le nostre mamme o zie non ci sono d'aiuto.

Abbiamo perso la confidenza con questo gesto che un tempo era consueto. Ecco allora che diventa fondamentale prepararsi all'appuntamento con le poppate.

Come? Informandosi. Leggendo, frequentando un corso di accompagnamento alla nascita in cui si affronti l'argomento, partecipando alle riunioni organizzate da associazioni e gruppi di auto-aiuto che si occupano di allattamento.

Esistono varie realtà alle quali le mamme possono rivolgersi: l'ospedale in cui partoriranno, i consultori territoriali (anche se non sempre sono presenti), esperte di allattamento IBCLC, che sono le uniche a ricevere una formazione internazionale ufficiale. Esistono anche varie associazioni che possono offrire aiuto, come la Leche League o il Mami, Movimento allattamento materno italiano.

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3. Scegliere con cura dove andare a partorire

Le prime ore e i primi giorni successivi alla nascita sono molto importanti: il sostegno degli operatori sanitari, delle ostetriche, puericultori e le consuetudini del reparto di maternità possono favorire il buon avvio dell'allattamento o, viceversa, ostacolarlo.

Il suggerimento è quindi quello di informarvi per tempo, visitando gli ospedali cittadini e chiedendo come viene gestito l'allattamento (Quando avviene la prima poppata? Mamma e bimbo possono restare insieme giorno e notte? Al piccolo vengono offerti glucosata, integrazioni, ciuccio?).

4. Bonding e Rooming-in

Personalmente due degli aspetti determinanti nella scelta della struttura ospedaliera dove avrei partorito mio figlio sono stati il bonding e il rooming-in.

Nel puerperio, fase speciale nella vita della donna e del bambino, deve essere rispettata la diade madre-neonato assicurando il BONDING ovvero il contatto precoce sin dalle prime ore di vita in sala parto e attraverso il ROOMING-IN nel reparto di degenza.

La madre in questo modo avrà il bambino accanto a sé nella propria camera di degenza, 24 ore su 24, costantemente supportata da personale qualificato per l’accudimento del figlio.

Questa modalità assistenziale, indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come migliore sistema di cura dei neonati, promuove un legame più stretto e continuo tra mamma e bambino.

Ciò si traduce in un avvio precoce dell’allattamento al seno, nel coinvolgimento materno nell’osservazione e nelle cure del neonato oltre che nella presenza fondamentale del padre accanto alla diade. 

Il neonato posato sul petto della mamma e lasciato tranquillo è in grado di trovare da solo il seno e ciucciare le prime gocce di colostro.

Mamma e bambino sono naturalmente predisposti per "ritrovarsi" e la particolare situazione ormonale del post parto, oltre che le condizioni poste dalla struttura ospedaliera, favoriscono l'attaccamento e il buon avvio dell'allattamento.

5.  Quanto e quando allattare

Durante i primi giorni il bambino va tenuto quanto più possibile vicino alla mamma: è proprio la suzione, infatti, a stimolare la produzione di latte.

La durata di una poppata è variabile, generalmente la decide il bambino.

Bisogna offrire entrambi i seni: infatti, dopo che spontaneamente si è staccato dal primo, si può passare al secondo.

Generalmente i bambini li svuotano entrambi. Può succedere però che per alcuni un solo seno è sufficiente: basterà cominciare dall'altro seno alla poppata successiva.

Subito dopo il parto, il corpo della mamma produce un primo “tipo” di latte, in piccole quantità, denso e giallastro, che si chiama colostro prodotto dal 1° al 6° giorno di vita del bambino).

Il colostro è ricco di anticorpi, proteine, sali minerali e moltissimi altri nutrienti e fattori di crescita, tutti utili al neonato.

Questo primo latte rappresenta tutto quanto serve al piccolo fino all’arrivo della montata lattea, che generalmente si presenta tra il secondo e il quarto giorno dopo il parto.

Il colostro è quindi un primo alimento molto energetico perché dà sostentamento al piccolo che ha appena compiuto un’attività piuttosto faticosa, la nascita.

In particolare, gli anticorpi che il neonato riceve attraverso il primo latte materno sono essenziali per combattere i primi attacchi di agenti patogeni.

Cinque o sei giorni dopo il parto, il latte materno comincia a cambiare la sua composizione: non si chiama più colostro ma latte di transizione (prodotto dal 6° al 14° giorno).

Il latte di transizione è meno ricco in proteine e sali minerali e contiene più zuccheri e grassi: diventa quindi un latte più calorico. Le necessità energetiche del neonato infatti cambiano e il latte materno si adatta di conseguenza.

Quindici giorni dopo il parto, il latte diventa “maturo” (prodotto dal 15° giorno in poi), raggiungendo la sua composizione standard che sarà mantenuta fino al momento dello svezzamento. Il latte maturo è ricco di lipidi e di carboidrati, con una percentuale inferiore di proteine e sali minerali.

Ogni volta che il piccolo sembra interessato a poppare poiché apre e chiude le labbra, volta la testa come per "cercare", porta le manine alla bocca, sospira, è inquieto, è arrivato il momento di attaccarlo al seno.

Perché la mamma possa cogliere questi segnali è necessario che il suo piccino sia vicino a lei, di giorno e di notte.

Il pianto è invece un segnale tardivo di fame che, tra l'altro, può interferire con la poppata se il bimbo arriva al seno troppo stanco o nervoso.

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6. Togli l'orologio

Un consiglio: elimina tutti gli orologi che hai in casa, appesi al muro o al polso, sul forno o sul microonde.

L'allattamento non ha orari. Lo schema dei cinque pasti al giorno si adattava bene all'alimentazione con il biberon ma non ha nulla a che fare con l'allattamento esclusivo al seno.

Le poppate al seno sono scandite dalla richiesta del bebè poiché solo lui sa quando il suo minuscolo stomaco è vuoto e quindi è ora di poppare.

Nei primi tempi poppate frequenti e numerose (10-12 o più nell'arco delle 24 ore) sono la norma e permettono di stimolare in modo adeguato la produzione di latte.

I bambini sanno quando hanno bisogno di latte, e in quale quantità per crescere grandi e forti. E le ghiandole mammarie nel tuo seno reagiscono immediatamente.

Se il tuo bambino è più grande e vuole più latte, la quantità prodotta cresce proporzionalmente. Quanto più forte e più spesso il tuo bambino succhia, più latte viene prodotto dalle ghiandole mammarie.

7. Cosa NON può mangiare la mamma che allatta

Una mamma che allatta deve in generale mangiare sano e assumere un’adeguata quantità di liquidi.

Non è necessario, infatti, rinunciare a cibi particolari, né seguire una dieta specifica, prediligendo solo verdure o solo proteine per riuscire a perdere peso. L’importante è non eccedere in nulla.

Il mito “mangiare per due” è da sfatare: in realtà è sufficiente mangiare solo poco di più al giorno per provvedere ai bisogni della mamma e del bambino. È necessario seguire una dieta varia e bilanciata, ricca di alimenti di origine vegetale (come legumi, frutta e verdura) e di alimenti ricchi in proteine, sia animali che vegetali.

Alla dieta abituale della mamma vanno aggiunte circa 500 kilocalorie e 17 grammi di proteine in più al giorno nei primi sei mesi di vita del bambino; poi, 11 grammi di proteine in più al giorno.

Inoltre, la produzione di latte, sia in termini di quantità che di qualità, è quasi del tutto indipendente dall’alimentazione materna.

Solo quando la mamma presenta una grave situazione di malnutrizione, la produzione e la composizione del latte potrebbero risentirne.

È importante assicurare un adeguato apporto idrico, assumendo acqua e bevande come latte, spremute o centrifugati di frutta fresca.

Meglio evitare bevande alcoliche: la birra, ad esempio, non “fa latte”! È consentito bere un bicchiere di vino durante i pasti avendo però poi l’accortezza di aspettare 2 ore prima di allattare il proprio bambino.

Anche il caffè andrebbe assunto con moderazione: non più di due tazzine di caffè al giorno, preferibilmente sempre lontano dalle poppate.

Alcuni cibi, come spezie e aromi vari, possono modificare il sapore del latte.

Nonostante questo sia molto soggettivo, può succedere che alcuni neonati non apprezzino il latte dal sapore un po’ troppo “aromatizzato”!

Aglio, acciughe, ketchup, asparagi, cavoli, cipolle, curry, gorgonzola, peperoni e zenzero… sono tutti cibi capaci di variare il sapore del latte.

Questo però non significa che questi cibi siano controindicati: al contrario, se la mamma che allatta ha una alimentazione varia può indirettamente educare il suo bambino a diversi sapori.

E’ ovvio che non saremo capaci di prevedere quali saranno i suoi gusti, per questo motivo è buona regola osservare le reazioni del lattante, adeguando di conseguenza l’alimentazione materna.

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8. NO alla doppia pesata

Un tempo era la norma, ma oggi per i bimbi sani nati a termine è assolutamente sconsigliata.

La pratica di pesare il bimbo prima e dopo la poppata rischia infatti di generare ansie che non hanno ragione di essere e non offre alcuna informazione utile, poiché la composizione del latte materno si modifica continuamente, nel corso delle 24 ore e durante la stessa poppata.

Può capitare che il bimbo abbia ricevuto pochissimi milligrammi ma di un latte particolarmente ricco e concentrato, e il responso della bilancia preoccupi inutilmente la neomamma.

Per verificare che tutto proceda bene è sufficiente pesare il piccolo una volta alla settimana.

9. Consigli non richiesti? Fai orecchie da mercante

"Lo allatti troppo spesso! Lo allatti troppo a lungo! Sei sicura di avere latte? Sei sicura che sia nutriente? Se piange, ha fame, ergo il tuo latte non è buono!"

Non lasciatevi turbare dai commenti di chi non conosce l'argomento e ripropone vecchi luoghi comuni di cui la scienza ha dimostrato l'infondatezza. Non esistono mamme che hanno un latte meno nutriente o meno "buono", ogni mamma produce il latte perfetto per il suo bambino.

Ascolta solo te stessa e il tuo bambino. Dai tempi in cui nonne, mamme e zie hanno allattato si sa molto di più sull’allattamento e molte credenze sono state sfatate.

Ma soprattutto non ascoltare chi ogni volta che sente il bambino piangere ti dice che ha fame!

10. Allattare al seno non fa male

L’allattamento non è di per sé una pratica dolorosa. Quindi il dolore non può considerarsi normale.

Nella maggior parte dei casi, il dolore durante l’allattamento è dovuto ad un attacco non corretto del neonato al seno.

Una consultazione con l’ostetrica prima delle dimissioni ospedaliere potrà comunque chiarire i dubbi principali, oltre a fornire delle indicazioni adeguate a prevenire e trattare i disturbi. 

È comunque opportuno, soprattutto in caso di dolore persistente, consultarsi con l’ostetrica o con il medico di base per escludere la possibilità di disturbi più complessi, quali ingorghi mammari o mastiti

Nella maggior parte dei casi sono sufficienti pochi suggerimenti mirati e una bella dose di incoraggiamento per superare qualunque ostacolo iniziale.

Ecco perché in caso di dubbi o difficoltà è importante non esitare e chiedere aiuto a una figura esperta in allattamento (consulenti de La Leche League, ostetrica del Consultorio, mamme di un gruppo di auto-aiuto, consulente IBCLC).

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