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Coliche del Neonato: come riconoscerle e i rimedi per calmarle

Coliche del Neonato: come riconoscerle e i rimedi per calmarle

Definite anche coliche gassose, le coliche del lattante provocano crisi di pianto improvvise e spesso ingestibili. Le coliche del neonato si presentano più frequentemente nelle ore serali e colpiscono sia il lattante al seno che quello allattato artificialmente.

Le cause delle coliche del neonato non sono ancora ben note ma quel che è certo è che sono un disturbo che colpisce circa il 10% dei lattanti nei primi mesi di vita e che stressa molto i genitori, che si sentono impotenti di fronte al pianto inconsolabile del proprio figlio.

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Quali sono i sintomi? Come possiamo riconoscerle? Quando si tratta di semplice pianto fisiologico o che nasconde altri bisogni?

“Non bisogna pensare alle colichette ogni volta che il neonato piange” dice Arrigo Barabino, primario di gastroenterologia pediatrica presso l’Ospedale Gaslini di Genova. “Nei neonati un pianto, che si prolunga anche per due ore al giorno, è da considerare fisiologico e fa parte del normale sviluppo”.

Il neonato esprime attraverso il corpo i propri stati d’animo e il proprio disagio. Le coliche, però, non c’entrano nulla!

Il pianto del neonato rappresenta una comunicazione da ascoltare e da accogliere. Sempre. Non è importante capire subito quello di cui ha bisogno il bambino (latte, cambio pannolino, e così via) e forse nemmeno lui sa quello di cui ha bisogno in quel momento.

Ma i genitori sanno che, per il neonato,comunicare vuol dire anche piangere.
Il modo con cui i genitori provano a offrire una risposta efficace è molto importante: parlandogli, accarezzandolo, prendendolo in braccio (si veda, a tal proposito, il nostro articolo sul Baywearing), cullandolo, rimanendo sempre attenti alle sue risposte.

Gli sguardi, i movimenti del corpo, i cambiamenti nel ritmo e nel tono dei vocalizzi del bambino sono veri e propri metodi di comunicazione rivolti a chi si trova vicino a lui.

Si può invece ipotizzare che il bambino soffra di coliche se rispetta la cosiddetta ‘regola del 3’, una teoria formulata dal pediatra Morris Arthur Wessel nel 1954 e ancora oggi utilizzata: le coliche del lattante o coliche gassose, comunemente chiamate anche colichette, consistono nella comparsa improvvisa di agitazione e pianto inconsolabile che dura più di 3 ore al giorno, per almeno 3 giorni consecutivi o per più di 3 settimane consecutive.

Le coliche si manifestano a partire dal secondo mese di vita e di norma tendono a scomparire spontaneamente e gradualmente dopo il quarto mese; colpiscono in modo indifferente circa il 10-30% dei lattanti (sani) di entrambi i sessi, di tutte le etnie e di tutte le classi socio-economiche

All’improvviso il bambino, senza alcuna causa scatenante, comincia a essere irrequieto e a strillare, diventa pallido o addirittura cianotico, stringe i pungi, flette le gambe sull’addome. Neanche il seno della mamma o il succhiotto spesso riescono a dargli consolazione. Tra una crisi e l’altra può calmarsi, addormentarsi, emettere un flato, che gli procura sollievo momentaneo.

Di solito (ma non è una regola assoluta) le crisi sono più frequenti nelle ore serali se il bambino è allattato al biberon, mentre nei piccoli allattati al seno possono manifestarsi in qualunque momento della giornata.

Alla diagnosi di colica gassosa si arriva dopo un’attenta visita del pediatra, volta a escludere altre cause (circa il 5%), come ad esempio un reflusso gastroesofageo, impatto fecale (ossia l’accumulo di feci nell’ultimo tratto dell’intestino), eventuali traumi, ma anche semplicemente un corpo estraneo nell’occhio che infastidisce il bambino.

Su centinaia di bambini cui si attribuiscono coliche d’aria, probabilmente, solo poche decine avranno dei veri fastidi addominali, mentre la gran parte sono semplicemente neonati che piangono (per tremila altri motivi, anche i più imperscrutabili).

Quindi, quella che sembra una vera e propria epidemia di coliche dei bambini, da cui solo pochi fortunati sfuggono, altro non è che la somma di tanti piccoli problemi e disagi, oppure un momento dello sviluppo del bambino nei primi mesi di vita.

Sembra che questo pianto rappresenti il segnale di un periodo di sviluppo fisiologico di maturazione che molti bambini devono attraversare nei primi mesi di vita. Ed è proprio per questo motivo che, molto spesso, i medicinali utilizzati per cercare di ridurre queste crisi di pianto hanno uno scarso effetto.

In altri termini, l’aria è sempre presente nel tubo digerente di ogni umano, a qualunque età, e soprattutto in quello di un neonato (il latte è ricco di lattosio, zucchero che fermenta facilmente), ma poche sono in realtà le circostanze in cui l’aria possa procurare dolore: accade, ad esempio, se le pareti sono irritate, infiammate (in presenza cioè di una “colite”).

Ma non è certo l’aria a far sì che, da sempre, i neonati, arrivando a sera, comincino ad “avere le coliche”, probabilmente la causa è un’altra. Non è un caso, infatti, se si calmano facendo un giro in macchina o se, sfiniti, si abbandonano al sonno insieme ai genitori, per riparlarne poi sul prossimo far della sera.

Certo sarà soprattutto la sera che, tutti più stanchi e anche un po’ intimoriti dalle ore che verranno (si fa buio, le farmacie chiudono, c’è da affrontare la notte e il vicino finirà per protestare), sarà meno facile capirsi, cioè rassicurarsi e trasmettere sicurezza al bambino. Insomma, tutti questi motivi possono caricare di ansia papà e mamma e questo non aiuta a mantenere una relazione serena con il bambino.

Le cause delle coliche: poche certezze

Non è un caso che sulle cause delle coliche sono state fatte numerose ipotesi, ma ancora oggi non abbiamo certezze.

  1. una prima ipotesi è che alla base delle coliche ci siano disturbi psicorelazionali come disturbi della comunicazione madre-bambino, inadeguatezza e ansietà della madre e della famiglia. In effetti le coliche gassose si presentano maggiormente nei primogeniti e nelle classi sociali più elevate, con mamme più apprensive o iperprotettive e possono scomparire se il bambino è affidato alle cure di terzi. Inoltre vi è maggior rischio nelle madri single, depresse o che hanno vissuto con ansia la gravidanza. Tuttavia studi psicologici condotti a lungo termine su tali famiglie non hanno portato a conclusioni ben definite al riguardo.
  2. Un’altra teoria chiama in causa l’eccessiva presenza di gas nelle anse intestinali (da qui il nome di coliche gassose), determinata o da eccessiva ingestione di aria col pasto o da produzione di aria intestinale. In effetti alla visita pediatrica l’addome si presenta molto espanso e meteorico, ed in genere l’eliminazione di gas porta beneficio, anche se transitorio. Tuttavia non vi è una chiara dimostrazione che il bambino con le coliche abbia più aria nell’intestino rispetto al bambino senza coliche. La cosa peggiore che possa capitare a questi neonati, colpevoli solo di aver protestato vigorosamente, magari per un disagio relativamente modesto, è quella di essere portati di corsa al Pronto soccorso pediatrico, dove arrivano spesso addormentati: il viaggio in auto, infatti, è un ottimo sistema di rilassamento nei primi mesi di vita. In alternativa, se ancora svegli e particolarmente agitati, i neonati finiscono quasi sempre per sperimentare un sondino rettale che cerca un po’ di aria nella pancia (che non manca mai). A questo punto, di solito, si calmano insieme al genitore, il quale sente che qualcosa di risolutivo è stato fatto: il neonato è ora “in buone mani” e quindi il genitore stesso diviene più capace, più rassicurante. Questa volta, riprendendo il piccolo dalle braccia del medico, la mamma e il papà sapranno mantenerlo calmo, senza trasmettergli più tutto quel panico e quella tensione che il bambino avvertiva benissimo dal contatto, o dal tono della voce.
  3. Altre teorie chiamano in causa le allergie alimentari al latte vaccino, non solo a quello del latte artificiale, ma anche alle piccole quantità di latte vaccino che passano attraverso il latte materno.
  4. Poi c’è l’ipotesi che la causa sia dovuta a disturbi gastrointestinali, presenza di bolle d’aria nell’intestino. I bambini che soffrono di coliche cioè avrebbero delle contrazioni intestinali più intense a causa di una produzione maggiore di un ormone chiamato motilina (i cui livelli sembrano variare in rapporto all’alimentazione e all’esposizione passiva al fumo di sigaretta). Tale ipotesi è suffragata dal fatto che alcuni lattanti con coliche rispondono positivamente a farmaci antispastici.

Cosa fare se il bambino ha le coliche?

La prima cosa da fare se si ha un sospetto di presenza di coliche gassose è rivolgersi al pediatra, che, dopo aver visitato il bambino ed aver escluso altre cause, potrà rassicurare i genitori spiegando loro che:

  • il bambino sta bene e cresce bene: le coliche infatti non comportano rischi per la salute e non compromettono la crescita del lattante;
  • si tratta di un problema maturazionale del neonato e si risolvono spontaneamente dopo i 3 mesi di vita;
  • le coliche non sono indice di scarso affetto o scarse attenzioni da parte della mamma.

Spesso il pediatra, dopo aver visitato il bambino, può dare diverse indicazioni a mamma e papà per risolvere il problema

  • Alimentazione della mamma: è raro che alla base della sindrome ci sia un’allergia al latte vaccino ma se il pediatra sospetta una possibile intolleranza è bene sospenderne l’assunzione e sostituire questo con Latti speciali. Se le coliche persistono anche dopo aver cambiato il latte evidentemente la causa non è alimentare.
  • Alimentazione del neonato, è raro che succeda ma nei casi in cui il pediatra sospetti un’intolleranza alle proteine del latte di mucca da parte del bambino si dovrà sostituire questo con un latte privo di queste proteine.
  • Approccio psicologico, volto a rassicurare la madre che il sintomo scomparirà spontaneamente e a consolare il neonato con con tecniche di rilassamento quali quelle del cullare, del massaggio dell’addome e del massaggio infantile.
  • Farmaci, da somministrare solo previo consulto pediatrico per attenuare le crisi più gravi e inconsolabili.

10 consigli per alleviare le coliche e il pianto del neonato

1. L’approccio psicologico

L’approccio psicologico risulta davvero benefico sia per i genitori che per il bambino, è fondamentale nei momenti di sofferenza del piccolo instaurare un contatto intimo e trasmettere equilibrio e serenità.

Tranquillizzare i genitori, e soprattutto la mamma che trascorre col bambino molto più tempo, è il primo passo per affrontare le coliche nel modo giusto.

Spesso infatti di fronte ad un pianto così inconsolabile e stressante la mamma si sente nervosa e frustrata e le prova di tutte: prova a modificare la sua alimentazione, tenta di cullarlo e calmarlo, lo attacca al seno (o al biberon) continuamente, molte volte guidata e consigliata da parenti e amici (compreso il papà), che la fanno sentire giudicata e inadeguata. Il rischio?

Che si crei un circolo vizioso: il bebè infatti capta subito se nell’aria c’è tensione e preoccupazione e quindi potrebbe mostrarsi ancor più irrequieto e implacabile. Viceversa, un atteggiamento sereno e tranquillo diminuisce la tensione mamma-bambino e infonde sicurezza e serenità al piccolo, che potrebbe quietarsi più facilmente.

2. Massaggio infantile

Un bebè con le coliche adora i massaggi! Il contatto delle vostre mani ha un potere rilassante. E secondo diversi studi, i bambini piangono meno e dormono meglio dopo un massaggio. Farlo è semplice: basta spogliare il piccolo e far scorrere le dita in modo lento ma fermo (per evitare il solletico) su gambe, braccia, schiena, petto e viso.

Su YouTube si trovano tantissimi video a riguardo (Guarda il video: Coliche neonati, come fare il massaggio)

3. Cullalo e fagli cambiare posizione

Cullatelo o mettetelo in una culla a dondolo (perfetta la nostra culla sospesa Lenader-clicca qui) oppure uscite per una passeggiata se il tempo ve lo consente.

Può essere molto utile cullare il piccolo tenendolo in posizione prona sull’avambraccio, Se cullare il piccolo a pancia in su non funziona, prova a girarlo. Tenerlo a pancia in giù, con una mano sotto la pancia a la testa appoggiata al tuo avambraccio, può aiutare: la pressione sulla pancia è infatti in grado di alleviare il disagio delle coliche.

pancia sotto

4.Il ciuccio

I neonati hanno un fortissimo istinto innato per la suzione: se il ciuccio calma le coliche del tuo piccolo, usa questo strumento. Diversi studi, tra l’altro, hanno dimostrato che il ciuccio può anche aiutare a prevenire la Sids (sindrome della morte improvvisa dei lattanti).

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5. Fascialo

Per un adulto, essere fasciato può essere irritante e fastidioso, come essere chiuso in una camicia di forza; per un bambino che piange, però, può essere confortante.

La fasciatura nei primi mesi di vita è una pratica molto diffusa, antica e trasversale, praticata, cioè, in diverse culture, in varie parti del mondo. e dona un senso di sicurezza e tranquillità al neonato che, fasciato, si sente nuovamente avvolto come quando era nel grembo materno.

Contenendo i riflessi neonatali involontari, che spesso sono la causa dei frequenti risvegli notturni, il bambino riposa più sereno.

La fasciatura inoltre aiuta ad alleviare i fastidiosi dolori nel periodo delle coliche e non presenta rischi o controindicazioni di ordine medico. Provare per credere.

Per fasciare il neonato niente è meglio delle nostre delle mussole in cotone organico certificato GOTS che nascono proprio come swaddle, ovvero come copertine leggere per fasciare i bambini, sono termoregolabili per mantenere la temperatura corporea dei bambini costante, senza rischiare il pericolo di surriscaldamento nel periodo estivo e tenendoli al caldo in inverno.

Inoltre, le nostre mussole sono della misura ideale (120x120cm) per essere utilizzati per una moltitudine di scopi (telo per il cambio, accappatoio, para sole o para vento, copertura per il seggiolino o passeggino, lenzuolino, copertina, per allattare in privacy, ecc…) PER MAGGIORI INFO CLICCA QUI

6. Sussurra

Il sussurro (il classico “Shhhh!”) direttamente nell’orecchio del piccolo a volte può calmarlo anche durante le coliche. Inizia piano, dolcemente, e poi a volume sempre più alto affinché il bebè riesca a sentirti al di sopra del suono del suo pianto.

7. Le coccole e la ninnananna! 

Di più e di più… al pupo così avvilito non bastano mai le coccole e scordatevi il concetto secondo cui poi “il bimbo prende il vizio”. Ci sarà tempo e modo per fargli capire che non si può stare sempre in braccio, ma ora che ha i dolorini al pancino ha bisogno di coccole e carezze.

Se siete stanchi, usate una fascia o il marsupio da neonato e tenetelo un po’ a contatto con voi. Stessa cosa per la ninnananna: cantatene una dolcemente: anche se non lo farà smettere di piangere, potrà calmare voi e aiutarvi a passare il tempo mentre aspettate che si calmi!

8. Rumore bianco

Per ricreare l’ambiente ovattato e rilassante dell’utero, può essere utile il rumore bianco. Che si ottiene, ad esempio, accendendo un ventilatore, mettendo la culla vicino alla lavastoviglie, desintonizzando la radio in modo che trasmetta solo brusìo… O utilizzando app apposite per lo smartphone, che generalmente si chiamano “White Noise” (rumore bianco).

9. Il babywearing

Altro metodo che può aiutare ad alleviare i dolori delle coliche del bebè è quello di utilizzare il marsupio o la fascia. Il piccolo aggrappato a noi si sente rassicurato e può rilassarsi completamente.

Con un po’ di coccole, si può calmare ed infine addormentare. (leggi l’articolo sui benefici del babywearing-clicca qui)

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In molte culture, i bambini trascorrono gran parte della giornata appesi sulla schiena o sul petto delle madri tramite imbragature apposite.

 Fasce e marsupi per bebè possono essere utili anche quando il piccolo piange o ha le coliche alcuni bambini traggono beneficio dal movimento: “portandolo addosso” e muovendovi per casa o stando seduti su una sedia a dondolo potrebbe trovare giovamento dalle fastidiose colichette.

Ma non tutti i marsupi sono uguali….

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Il marsupio TODOGI è dotato di una seduta ampia, in grado di sostenere la corretta posizione a ranocchio e favorire uno sviluppo scheletrico sano per il neonato (0-6 mesi).

Grazie alla presenza del sedile anatomico, che scarica il peso anche sulla vita e sulle gambe è possibile utilizzare ben 10 posizioni diverse . SCOPRI DI PIU’ CLICCANDO QUI.

10. TIME OUT

Cercare di consolare, notte dopo notte, un bebè che piange per le coliche è terribilmente stancante. E dopo un po’ è normale sentirsi sopraffatti, frustrati.

Se con il piccolo nessuna soluzione sembra funzionare, prenditi una pausa. Chiedi aiuto a tuo marito, a tua moglie, a un altro membro della famiglia, e cerca di recuperare le forze.

Il nostro stato d’animo incide notevolmente sul bambino che invece di sentirsi rilassato, si sente spaventato. Se non c’è altra soluzione, il piccolo può anche essere lasciato per un breve periodo nella culla a piangere, mentre tu riprendi fiato.

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