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Spannolinamento in corso: consigli su come togliere il pannolino senza stress

Spannolinamento in corso: consigli su come togliere il pannolino senza stress

Sono passate 3 settimane da quel martedì 30 giugno: il giorno dello spannolinamento del nostro bimbo.

Arrivata la bella stagione io e mio marito decidiamo di liberarci per sempre dalla schiavitù del pannolino ma mille dubbi ci tormentano: sarà il momento giusto? Il bambino sarà pronto per il grande passo??

Il caldo torrido, le mise succinte e la voglia di dare un taglio netto alla spesa mensile di pannolini, che in due anni ci avrebbe permesso di fare almeno una vacanza alla Maldive, ci ha motivato a fare il grande passo. Inoltre, da settembre nanerotto inizierà la scuola dell’infanzia (come anticipatario) e vorrei fosse del tutto autonomo dal punto di vista sfinterico visto che le educatrici avranno il loro bel da fare e che sarà il più piccoletto del gruppo…

E così ho iniziato. Ma non ero pronta e non lo era nemmeno Tommaso, forse proprio come effetto diretto al mio non esserlo. Ho commesso diversi errori, non ero preparata e soprattutto non era il periodo giusto per affrontare questo ulteriore stress, perchè si tratta di un vero e proprio stress per i genitori e soprattutto per la mamma che solitamente sta più tempo con il bambino!

Dopo 2 settimane di tentativi infruttuosi ho imparato molte cose (non si finisce mai di imparare il mestiere di mamma) e ho deciso di riprovare.

E’ passata un’altra settimana e, adottando i consigli di molti esperti e pedagoghi, tra cui la dott.ssa Chiara Borgia e la dott.ssa Margherita Cittadini, ho risolto il problema pipì e siamo sulla buona strada per la popò.

Per questo motivo ho deciso di mettere nero su bianco gli errori fatti e le tecniche che ho utilizzato successivamente per la buona riuscita dello spannolinamento senza traumi nè per mamma nè per bimbi.

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A CHE ETA’ TOGLIERE IL PANNOLINO?

Iniziamo col dire che non c’è un’età “giusta” per togliere il pannolino. Gli esperti consigliano di cominciare dai 18-24 mesi di età, ma in realtà osserviamo tantissimi bambini che tra i 3 e i 5 anni (a volte anche 6 anni) si portano appresso enormi pannoloni.

Su questo aspetto – così come per altri, per esempio imparare a parlare e a camminare – non vi è una regola uguale per tutti, ma bisogna tenere presente che eccessivi ritardi in questa acquisizione fisiologica possono comportare per il nostro bambino una serie di problematiche da non sottovalutare.

Bisogna partire dal presupposto che presupposto che al centro ci deve essere sempre il vostro bambino: è il bambino a diventare protagonista attivo dell’intero processo e i genitori devono aspettare che lui sia pronto ad abbandonare il pannolino, senza fretta o pressioni.

SPIANARE LA STRADA

Come suggeriva la pediatra Emmi Pikler, «con il bambino, non al bambino» dovrebbe essere il nostro motto anche quando ci occupiamo delle prime cure.

In pratica, fin dai primi giorni del neonato dovremmo aiutare il bambino a entrare in contatto con il proprio corpo. Come?

Il cambio del pannolino, il bagnetto, la vestizione possono essere occasioni, sin dalla nascita, per aiutare il bambino a entrare in contatto con il proprio corpo, scoprendolo tramite le carezze e i giochi di mamma e papà.

Dedicare tempo e attenzione a questi momenti, senza dare al bambino giocattoli con cui distrarsi, così come descrivere con calma quanto accade («Adesso sei asciutto»; «Ora hai fatto la cacca»; «Facciamo un massaggino alla pancia»), serve a gettare le basi per una relazione profonda con il proprio corpo e quindi con sé stessi, ed è in questo senso anche un’attività propedeutica alla successiva autonomia sfinterica.

Successivamente, quando il bambino comincia a camminare, dovrebbe cominciare a fare “amicizia” con il vasino.

I genitori dovrebbero imparare sin da subito a cogliere i segnali premonitori di quando il proprio bimbo si prepara a fare pipì o cacca o i suoi orari e, se possibile, dovrebbero dunque portare il bambino in bagno quando compaiono, rendendo l’utilizzo del vasino o del gabinetto un gesto normale e quotidiano che fa parte delle abitudini familiari.

Ciò non significa abolire completamente l’uso del pannolino, ma preparare la strada al momento in cui il bambino sarà pronto per farlo.

In alcune occasioni il tutto si risolverà in un tempo giocoso trascorso con papà e mamma sul gabinetto, magari con qualche libro a disposizione; in altre, il bambino farà cacca e pipì direttamente nel water.

Sarà compito dei genitori parlare sempre tranquillamente di cacca e pipì e aiutare il bambino a concentrarsi sulla percezione di quanto accade dentro il suo corpo («Hai il faccino rosso, forse devi fare la cacca?»; «La tua pancia sta dicendo che la cacca vuole uscire?»).

I bambini imitano il comportamento dei genitori, quindi se occasionalmente diamo loro la possibilità di osservarci anche in queste funzioni, non ci sarà bisogno di tante spiegazioni su “come si fa”, perché semplicemente vorranno fare come noi.

Esistono diversi libri utili allo scopo, Tommi adora Topotto (Posso guardare nel tuo pannolino?) o Mattia usa il vasino.

QUANDO E’ PRONTO AD ABBANDONARE IL PANNOLINO?

Se nei mesi precedenti abbiamo spianato la strada all’autonomia dal pannolino, non sarà difficile accorgersi del momento in cui il bambino è pronto per l’addio definitivo. Talvolta sarà il bambino stesso a chiedere di toglierlo. Sono da considerare segnali positivi in questo senso:

  • Il fatto che il bambino cominci a fare pipì e ad andare di corpo con maggiore regolarità, rimanendo asciutto per diverse ore;
  • Il fatto che comprenda il significato delle parole e del compito che gli viene chiesto di eseguire;
  • Il fatto che sia in grado di dire “no” se non vuole fare qualcosa (in questo Tommi è il numero 1);
  • Il fatto che inizi a essere consapevole del proprio corpo, ad esempio indicando il pannolino quando è bagnato, o che produca suoni particolari mentre cerca di andare di corpo;
  • L’imitazione del comportamento dei genitori.

COME SI FA?

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TOMMI SUL VASINO

Ok finora abbiamo parlato della teoria ma nella pratica come “convincere” il proprio bimbo a sedersi sul vasino e a fare qualcosa, cacca o pipì che siano?

Far trovare al bimbo qualche libro e qualche giochino da utilizzare solo quando è sul water in modo che non si annoi e che non si stanchi. Anzi, all’inizio sarà stimolato ad andare in bagno poiché saprà che lì ci sono “quei giochi”.

Personalmente, i primi giorni mettevo nel suo vasino il suo peluche maialino e gli dicevo “Tommi c’è Bebe sul tuo vasino che vuole fare pipì ma non sa come si fa…glielo fai vedere tu?” e lui tutto contento si andava a sedere volentieri sul vasino e faceva vedere al suo amico come si fa la pipì.

Dopo 2 giorni Bebe non funzionava più allora ho inventato la storia di Totò il cervo della pipì (la fantasia di una mamma non ha limiti…).

Totò è un cervo da giardino gonfiabile che avevo comprato online giorni prima e, una volta arrivato, ho detto a Tommy che se avrebbe fatto pipì nel vasino sarebbe arrivato un cervo giallo solo per lui, da quel momento Totò compariva e scompariva a seconda se faceva la pipì dentro o fuori dal vasino.

Ogni volta che Tommi centrava l’obiettivo correva come un matto alla ricerca di Totò e dopo una settimana Totò ha preso residenza in casa!

Altro consiglio è portare il bimbo in bagno a cadenza regolare (ogni 30 minuti circa) dicendo con enfasi “andiamo a fare pipì?” con il tono entusiasta di chi ha vinto al superenalotto!!! Non chiedetegli mai “devi fare pipì?” la sua risposta, al 99% sarà “NO”.

Complimentiamoci con lui quando lo usa e gratifichiamolo spesso, ricordiamogli quanto è stato bravo e quanto siamo fiere di lui.

Per esperienza personale non serve fare promesse di regali o ricatti anzi hanno solo effetti controproducenti: il bimbo piange e si frusta se “per colpa sua” non ha potuto ottenere la macchinina che voleva o se non può andare al parco come gli era stato promesso.

COSA NON FARE

Iniziamo col dire che essere madre o essere padre è tanto bello quanto faticoso.

Sono molte le energie che i genitori spendono per la cura, l’educazione, l’igiene, i momenti di svago dei piccoli, etc. ed è  normale che dopo un po’ subentri la stanchezza.

Soprattutto se uniamo all’allevamento dei figli, il lavoro fuori casa a quello dentro casa.

Tutto ciò può infatti portare ad amplificare certe situazioni o a dar più peso di quello che gli daremo se fossimo meno affaticati.

Purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista, ancora non è uscito un manuale che ci insegni a fare i genitori, che si sa è  il mestiere più difficile del mondo.

Si impara facendolo e farsi domande e informarsi come stai facendo tu leggendo questo articolo è un ottimo metodo per imparare al meglio a fare la mamma!

E’ fondamentale riconoscere ad ogni essere umano, bambino, adolescente o adulto che sia, la propria individualità.

Con questo intendiamo qualcosa che ci rende diversi dagli altri e allo stesso tempo unici, ognuno di noi  ha un proprio tempo per imparare a camminare, a parlare, a leggere, a scrivere, ad andare in bicicletta, non c’è un tempo giusto o un tempo sbagliato ma c’è un tempo che è il proprio tempo.

  • Evitate che tutta l’attenzione della famiglia sia puntata verso la liberazione dal pannolino. Le aspettative e la pressione sul bambino potrebbero farlo sentire a disagio, rischiando che si rifiuti di andare avanti. In linea generale possiamo dire che un’eccessiva attenzione al problema è controproducente. Dire continuamente “ti esce la cacca? andiamo in bagno?” può generare ansia che il bambino placa con comportamenti sbagliati, in questo caso si traduce nel fare la cacca addosso.
  • Diamo il giusto peso alla situazione. La cacca e la pipì sono cose naturali e con tanta naturalezza possiamo trattarle, quando il piccolo riconosce lo stimolo va premiato e quando la fa addosso facciamo finta di niente e laviamolo con disinvoltura. Altrimenti il nostro puntare l’attenzione su questa cosa oltre che rallentare il processo di controllo della cacca porterà al vostro bimbo un senso di inadeguatezza, ricordiamoci che ha solo 2 o 3 anni (poco meno o poco più) .
  • E’ importante che voi capite se vostro figlio preferisce il vasino o il water e proporre brevi momenti per farcelo stare (max 10-15 min) soprattutto quelli in cui di solito fa la cacca (dopo i risvegli, dopo i pasti, etc..) e proporgli delle attività  (lettura di libricini, canzoncine).
  • Ricordatevi che l’addio al pannolino è un momento delicato per il bambino: non va proposto in concomitanza con altri cambiamenti o eventi particolarmente impegnativi (ad esempio l’ingresso a scuola, la nascita di un fratellino, un trasferimento, un lutto in famiglia).
  • Evitate rimproveri, punizioni e ricatti, che hanno solo effetti controproducenti. Armatevi di pazienza e di un kit di ricambi per i naturali “incidenti di percorso”. Attenzione ai premi: è bello festeggiare un traguardo di crescita importante, ma la felicità più grande per un bambino dovrebbe essere quella di riuscire a fare da solo, come i più grandi che vede intorno a sé.
  • Se il bambino frequenta il nido, confrontatevi con il personale della struttura per agire coerentemente senza provocare in lui confusione
  • Non confondere il bambino. O tutto o niente: se decidete di togliere il pannolino dovete essere coerenti con la vostra decisione e non “cedere” al richiamo del pannolino dopo l’ennesima pipì addosso o se dovete uscire e non vi va di affrontare l’imprevisto. Il bambino si confonderebbe e non capirebbe cosa sta davvero succedendo…
  • Non fare sparire il pannolino da un momento all’altro senza dare spiegazioni magari dicendo: ”da oggi sei grande e il pannolino non devi usarlo più.” Il piccolo potrebbe non adattarsi a questo cambiamento repentino e diventare nervoso, insofferente e ostinato.
  • Prendere in giro il bambino dicendo: ”così non diventi mai grande” oppure “tutti i tuoi amichetti non lo usano, solo tu ce l’hai ancora” in questo modo creeremo una grande ansia nel bimbo.

Siate sereni e abbiate sempre fiducia nel vostro bambino: se sentirà che ce la può fare, crescerà libero e felice.

Gli incidenti capiteranno sempre e anche quando credete che sia finalmente finita ricordate che possono capitare dei periodi di regressione.

Adesso vi lascio altri 2 consigli pratici:

  • Fondamentali per me sono state le mutandine allenatrici Bambino Mio che all’inizio utilizzavo sempre e poi solo per le nanne pomeridiane e per le uscite fuori casa. All’inizio infatti vi eviteranno che le frequenti pipì addosso vadano a sporcare gambe, scarpe e pavimento e a dover pulire bimbo e casa 5-6 volte al giorno… man mano che le pipì addosso si riducono a o scompaiono del tutto potete utilizzarli “per sicurezza” quando uscite fuori casa per evitare di portarvi tanti cambi o che il vostro bimbo si umili se per caso gli è scappata al supermercato o al parco davanti agli altri bimbi. Le mutandine allenatrici, infatti, permettono comunque di percepire la sensazione di bagnato ma trattengono e assorbono almeno 1 o 2 pipì.
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  • Ci vuole pazienza. Tutto ha un inizio e una fine. Basta ricaricarsi magari con uscite a due (senza bambini), lavare qualche mutanda in più (per fortuna in nostro aiuto ci sono le lavatrici) e farsi aiutare dalle persone che ci sono vicine, mariti-compagni, nonni, babysitter,  etc.. !

Buon divertimento!

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